

INTERCONNESSIONI SINAPTIChe BRAIN TO BRAIN : INTRODUZIONE
La performance si inscrive nel campo delle pratiche artistiche che interrogano il passaggio dalla comunicazione simbolica alla trasmissione diretta della coscienza. In scena non vi è uno scambio tra individui, ma l’ipotesi radicale di una connessione brain-to-brain, in cui il cervello non è più origine del pensiero, bensì nodo di una rete più ampia, attraversabile e condivisa. Due corpi gemelli giacciono affiancati come un’unica entità scissa. La loro identità non si fonda più sulla distinzione, ma sulla continuità. La connessione che li attraversa non trasmette dati visibili: essa agisce a livello prelinguistico, prima della parola, prima del gesto, nel luogo in cui il pensiero si forma senza ancora appartenere a qualcuno. In questo spazio, il brain-to-brain non è comunicazione, ma coabitazione mentale. Il sonno perenne che avvolge i due corpi non rappresenta una fuga dalla realtà, bensì la condizione necessaria affinché la connessione possa avvenire. È nello stato di dormiveglia, di sogno vivido, che la mente diventa permeabile, accessibile, riscrivibile. Qui il multiverso non è una metafora cosmologica, ma un archivio di realtà interiori, ambienti mentali generati per essere abitati mentre il corpo resta inerte. Il brain-to-brain si manifesta come infrastruttura di questi mondi: una tecnologia capace di collegare coscienze sospese, di sincronizzare sogni, di rendere il pensiero uno spazio condiviso. Quando una delle due coscienze emerge, il legame brain-to-brain si rivela nella sua dimensione coercitiva. Il risveglio non restituisce il controllo, ma ne evidenzia l’assenza. La mente è vigile, ma il corpo risponde a impulsi che non coincidono con l’intenzione. È qui che la connessione si trasforma in dispositivo di potere: il brain-to-brain non come amplificazione dell’esperienza, ma come sospensione del libero arbitrio, come possibilità di indirizzare, trattenere o censurare l’azione prima che essa si manifesti.L’altra figura rimane immersa nel sonno, aderendo pienamente alla connessione. Non oppone resistenza perché non percepisce più il confine tra sé e l’altro. In questa asimmetria si rivela il rischio fondamentale del brain-to-brain: la dissoluzione della responsabilità individuale, la trasformazione del soggetto in supporto, in interfaccia passiva di una coscienza distribuita.Lo strappo finale non è un rifiuto della connessione in sé, ma una critica alla sua unilateralità.
Separarsi significa riconoscere che ogni connessione mentale non consensuale è una forma di violenza, anche quando non lascia segni visibili. La frattura produce perdita, trauma, irreversibilità. Una coscienza si sottrae alla rete, l’altra resta inglobata, dimostrando che il brain-to-brain non è mai neutro: genera sempre una differenza di stato, un prima e un dopo.La performance non propone il brain-to-brain come utopia né come distopia, ma come campo etico irrisolto. Essa pone una domanda fondamentale: cosa accade al concetto di soggettività quando il pensiero può essere condiviso senza essere detto? Quando il sogno diventa spazio comune? Quando la mente, privata della sua opacità, smette di essere inviolabile? In questo senso, la performance si configura come un atto di vigilanza culturale sui neurodiritti, affermando la necessità di proteggere non solo il corpo, ma l’ultima frontiera della libertà: la possibilità di pensare senza essere connessi.L’opera si configura così come una riflessione visiva sul presente: un monito e insieme una possibilità. Le chimere del potere sono già tra noi; ciò che resta aperto è lo spazio — bianco, fragile, collettivo — in cui decidiamo di farle agire
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FASE I — Sonno perenne / Trans neurale
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Entrambe le modelle giacciono immobili, affiancate.
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I corpi sono completamente rilassati, lo sguardo chiuso, il respiro lento e sincronizzato.
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Si trovano in uno stato di sonno profondo e perenne, una trans neurale condivisa.
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I fili e i collettori in fibra ottica, inglobati in una seconda pelle artificiale, rimangono spenti, come sinapsi silenziose.
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A livello narrativo, le due figure attraversano visioni nel multiverso: realtà parallele, identità frammentate, memorie che non appartengono più a un singolo corpo ma a una coscienza duplicata.
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Nulla è visibile al pubblico se non l’immobilità assoluta: il viaggio è interiore, non rappresentato, solo suggerito dalla tensione latente della rete neurale.
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FASE II — Risveglio parziale / Paralisi
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Una delle due gemelle manifesta un cambiamento impercettibile.
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Il corpo inizia a reagire: micro-contrazioni, tremori irregolari, convulsioni controllate attraversano muscoli e arti.
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La performer si è svegliata mentalmente, ma rimane intrappolata nel corpo.
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È uno stato assimilabile alla paralisi del sonno: la coscienza è attiva, il corpo no.
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I fili neurali si tendono, il lattice si deforma seguendo gli spasmi, rendendo visibile la lotta tra volontà e immobilità.
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I movimenti sono frammentari, disordinati, come se il corpo rispondesse a impulsi errati provenienti dalla rete condivisa.
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L’altra gemella resta completamente dormiente, immobile, ancora immersa nella trans neurale, diventando un corpo-ancora che trattiene l’altra nello stato liminale.
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FASE III — Presa di coscienza / Strappo
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La performer in convulsione raggiunge un punto di lucidità.
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Si rende conto della propria condizione, della dipendenza fisica e neurale dall’altro corpo.
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Con un gesto improvviso, violento e consapevole, si sveglia di colpo.
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Il corpo si anima in modo deciso: le mani cercano i punti di connessione, afferrano i fili inglobati nel lattice.
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Inizia lo strappo dei fili neurali.
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Il lattice si lacera, la seconda pelle viene violata; i collegamenti in fibra ottica si spezzano uno a uno, producendo un suono secco, quasi organico.
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Il gesto non è liberatorio ma traumatico: separarsi significa perdere una parte di sé.
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La gemella accanto rimane inerme e dormiente, ancora avvolta nella rete, come un corpo abbandonato in un sonno artificiale eterno.
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La connessione è spezzata solo da un lato: l’asimmetria diventa definitiva